Saturday, September 02, 2006
Il ragioniere

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“In partenza dal binario 8”

- Venti minuti di viaggio, arrivo in stazione per il cambio, qualche minuto di attesa e poi partenza dal binario 7 per arrivare diritti a casa .

Si sistema la cravatta, controlla i polsini, estrae dal taschino destro il fazzoletto in seta e comincia a tamponarsi la fronte. L’altra mano si posa sopra l’obliteratrice. Batte impaziente il tacco nell’aspettare il resto dalla macchinetta che, come al solito, si trattiene sempre qualche spicciolo di troppo.
Il treno sta arrivando. Imbraccia la sua 24 ore, si aprono le porte e sale: panico. Davanti a lui si presenta il classico pienone dell’ora di punta.

“Partenza da binario 8”

Le porte si chiudono dietro di lui. Il caldo soffoca; i finestrini sono sigillati. Non può più muoversi né tantomeno scendere; la calca di gente glielo impedisce, è troppo compatta.
Allenta il nodo della cravatta e si sbottona i polsini raggomitolando le maniche. Avvicina la mano ad una seggiola, ma si accorge che qualcuno l’aveva preceduto. Di scatto la ritrae e si immobilizza per evitare ulteriori imbarazzi.

“Arrivo alla prossima stazione tra 5 minuti”

Il respiro è affannoso; la 24 ore comincia a pesare ma non può appoggiarla a terra, non c’è spazio. Il caldo sta diventando insopportabile.
Gli occhi lentamente si chiudevano alla ricerca di un luogo distante, irraggiungibile, che lo estraniasse dal chaos che lo avvolgeva, che soffocava quel sole ormai spento.

“Arrivati a destinazione. Prossima partenza prevista tra 5 minuti”

Le porte si aprono, un fiume di gente comincia a scendere ma allo stesso tempo un esercito di pendolari cerca di salire con forza per trovare un posto a sedere.
Supera le porte scorrevoli del treno a testa bassa e –TAC-, riceve una spallata, non troppo energica ma decisa, inaspettata, che fa cadere la 24 ore. Si ferma un attimo con l’intenzione di raccoglierla, ma la massa che si era lasciato alle spalle non riesce a fluire e comincia a spingere. Cambio di programma in un istante: riprende a camminare e la borsa rimane li, per terra, incustodita, vulnerabile. Disorientato, si dirige verso l’uscita sapendo di non aver destinazioni; la situazione non è piu’ sotto il suo controllo.La sua valigia lo àncora su quei binari.
Il caldo è insopportabile anche in stazione, c’è un continuo viavai di gente.
Istintivamente decide di rifugiarsi nei bagni per rinfrescarsi un po’. Non c’è nessuno. Confuso apre il rubinetto, non si guarda allo specchio, c’è qualcosa che non va.
Un pensiero lo tormenta: la borsa è ancora li.
Sta per avvicinare le mani umide al volto..

“Partenza da binario 7”

E’ quasi ora di partire. Interrompe bruscamente l’azione ed esce dal bagno. Non c’è più nessuno. Si guarda attorno, niente. C’è una valigia proprio nel punto in cui l’aveva lasciata. Una 24 ore in pelle nera, leggermente consumata negli angoli, vissuta ma non per questo vecchia. Si, è proprio la sua.
Si avvicina con passo veloce, la raccoglie e torna in bagno senza un motivo logico.
Non si ricordava cosa ci avesse messo dentro; qualche carta di lavoro probabilmente, magari il portatile.
Punta al primo bagno, sudicio come qualsiasi cesso stazione, si siede e apre la borsa. Un attimo di sgomento: trova una busta sigillata, un cellulare e un cofanetto in legno. D’ istinto prende il cofanetto e lo apre.
Avvolto in un panno color porpora si trova tra le mani una 9 millimetri. Incredulo afferra la busta e dopo qualche secondo d’ incertezza la apre. Dentro c’è un biglietto. Ci sta scritto “faccio la cosa giusta”. La calligrafia non è la sua, troppo morbidi quei tratti. Osserva quelle parole in un minuto di ghiaccio. Con movimenti molto composti richiude la busta e mette in tasca il biglietto.
In una serie di gesti quasi geometrici impugna l’arma, la avvicina alla tempia, carica il cane.
Un respiro profondo, senza battere ciglio.
Chiudendo gli occhi d’istinto, sente un formicolio proveniente dalla tempia che pian piano avvolge tutto il corpo in un abbraccio tiepido, piacevole, rassicurante.
Quel posto onirico che poco prima riusciva a vedere solo a stento ora era li, sotto i suoi piedi.
Due bande orizzontali. Una azzurra e sotto di essa una banda giallo verde. Cosi' in ogni direzione.
A questo si era ridotto il mondo. E l
o dominava... A ben guardare le cose erano molto piu' complesse...

-rumore di porta che sbatte-

-flash-

E’ arrivato qualcuno. La borsa non c’è più, tantomeno la pistola che aveva in pugno. Sbigottito esce del bagno. Non c’è nessuno. E’ quasi ora di partire. Si guarda attorno, niente. C’è la 24 ore proprio nel punto in cui l’ha lasciata, la sua.
Si avvicina con passo veloce, la raccoglie e torna in bagno. Ricompie le stesse azioni.
Stessa scena, stesso stupore. Trova la busta aperta ma vuota, il cellulare e il cofanetto in legno. Ha freddo. Osserva il cofanetto ma non lo apre. Lo sguardo accarezza il cellulare. Lo stesso interminabile minuto di silenzio. C’è un solo numero in memoria. Senza esitare lo chiama.

“Pronto? Ciao amore, si, sono io. Guarda, ritardo di una mezz’oretta che ho perso il treno… perdonami”

Intasca il cellulare ed esce dal bagno di fretta. La borsa resta li, chiusa.
C’è un fiume di gente ferma ad aspettare il treno. Eccolo, sta arrivando.
Il biglietto? Fruga nelle tasche, niente. Ah, no, ecco. Al tatto sente un pezzo ti carta scivolare tra i polpastrelli.., no, non è il biglietto. Senza nemmeno estrarlo dalla giacca accartoccia quell’ inutile foglio e lo butta.
Cerca qualcosa con lo sguardo, ah si, eccola li’ l’obliteratrice. Si avvicina e comincia ad inserire le monete.

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posted by Homelet at 7:00 PM | Permalink |


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